sabato 8 ottobre 2016

Auto intelligenti o macchine spietate?

L'auto buona e quella cattiva, nel mio immaginario adolescenziale
Da qualche tempo, sul sito moralmachine.mit.edu è presente un interessante gioco/sondaggio che richiede ai partecipanti di indicare quale, secondo loro, dovrebbe essere la scelta di un veicolo a guida autonoma nel momento in cui si dovesse trovare a decidere l’esito di un incidente inevitabile: privilegiare la sicurezza degli occupanti o quella di eventuali pedoni. Quale etica seguirà l’intelligenza artificiale? Il parametro di riferimento dovrebbe essere proteggere a ogni costo gli eventuali viaggiatori o contenere il numero di vittime, anche mettendo a repentaglio la sicurezza di chi viene trasportato? L’oggetto di questa ricerca portata avanti dal Massachusetts Institute of Technology è, cito, “una migliore comprensione di come gli esseri umani percepiscano l’intelligenza artificiale preposta a compiere queste scelte autonome” creando “una piattaforma per raccogliere un’immagine dell’opinione umana collettiva relativa a come le macchine debbano decidere di fronte a un dilemma morale”, sviluppando al contempo una discussione sui possibili scenari e sulle conseguenze morali. Un semplice quesito che ritengo molto stimolante: ho spesso affermato di apprezzare la guida autonoma, lo farei lo stesso sapendo che in determinate situazioni potrebbe decidere di sacrificarmi?

Fonte: moralmachine.mit.edu
I dati Istat per il 2015 ci dicono che gli incidenti stradali hanno causato circa 3400 morti solo in Italia, circa 9 al giorno, ma questo non mi impedisce di prender la macchina e infilarmi nel traffico, consapevole di correre un rischio e, soprattutto, di essere potenzialmente in balia di distrazioni ed errori miei e altrui. Penso che questa ricerca sia piuttosto importante, non tanto per l’aspetto statistico, dal momento che il test può essere ripetuto a piacere da chiunque, annullando qualsiasi controllo sul campione, ma per il fatto di essere un collettore di idee e pensieri: centinaia, migliaia, potenzialmente milioni di persone possono offrire spunti di riflessione e punti di vista inattesi. Malignamente, ho anche pensato ad un suo scopo ulteriore: le persone che rispondono al quesito sono le stesse che un giorno compreranno queste automobili, perché non cercare di comprendere a quali aspetti della guida autonoma sono più sensibili e prepararsi per il giorno in cui dette auto saranno pubblicizzate? Forse anche questo elemento entra nell’equazione, ma tutto va considerato durante lo sviluppo di un veicolo e della relativa campagna pubblicitaria: un elevato punteggio ottenuto ai test Euro NCAP è diventato qualcosa da indicare negli annunci, perciò un mezzo più sicuro per l’utente per la Casa può significare maggior successo commerciale.
Nessuno di noi ha la lucida intenzione di diventare una cifra nelle statistiche che citavo prima, ogni elemento utile a perfezionare il comportamento e la sicurezza delle auto è ben accetto. Il software di un veicolo autonomo, incapace di distrazione o stanchezza, potrà significare molto in termini di riduzione del numero di incidenti: sarà programmato secondo una logica forse non perfetta, ma costantemente seguita, al contrario di quanto spesso avviene con il comportamento umano nei confronti delle leggi: ho viaggiato con tassisti (e anche con alcuni conoscenti) che hanno più o meno consapevolmente messo a repentaglio la mia sicurezza. Immagino che difficilmente un’auto autonoma si troverà nella condizione di dover compiere scelte così estreme, ma se si verificasse il caso vorrei ancora trovarmi a bordo? La risposta, per il momento, rimane un sì.

OK, forse non farei davvero così. Però a Carmageddon ero bravo davvero...

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