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| L'auto buona e quella cattiva, nel mio immaginario adolescenziale |
Da
qualche tempo,
sul sito moralmachine.mit.edu è presente un interessante gioco/sondaggio che
richiede ai partecipanti di indicare quale, secondo loro, dovrebbe
essere la scelta di un veicolo a guida autonoma nel momento in cui si
dovesse trovare a decidere l’esito
di un incidente inevitabile: privilegiare la sicurezza degli
occupanti o quella di eventuali pedoni. Quale
etica seguirà l’intelligenza
artificiale? Il
parametro di riferimento dovrebbe essere proteggere
a ogni costo gli eventuali viaggiatori
o contenere
il
numero di vittime, anche
mettendo
a repentaglio la sicurezza di chi viene
trasportato?
L’oggetto
di questa ricerca portata
avanti dal Massachusetts
Institute of Technology è,
cito, “una
migliore comprensione di come gli esseri umani percepiscano
l’intelligenza artificiale preposta
a compiere queste scelte autonome” creando “una
piattaforma
per
raccogliere
un’immagine
dell’opinione umana collettiva relativa a come le macchine debbano
decidere di fronte a un dilemma morale”, sviluppando
al contempo una discussione sui possibili scenari e sulle conseguenze
morali.
Un semplice quesito
che
ritengo molto stimolante: ho spesso affermato di apprezzare la guida
autonoma, lo
farei lo stesso sapendo che in determinate situazioni potrebbe
decidere di sacrificarmi?
I
dati Istat per il 2015 ci dicono che gli incidenti stradali
hanno
causato
circa
3400
morti solo
in Italia, circa 9 al giorno, ma questo non mi impedisce di prender
la macchina e infilarmi nel traffico, consapevole
di
correre un rischio e, soprattutto, di essere potenzialmente in balia
di
distrazioni ed errori miei e altrui.
Penso che questa ricerca sia piuttosto importante, non
tanto per l’aspetto statistico, dal momento che il test può essere
ripetuto a piacere da chiunque, annullando qualsiasi controllo sul
campione, ma per il fatto di essere un collettore di
idee e pensieri: centinaia, migliaia, potenzialmente milioni di
persone possono offrire spunti di riflessione e
punti di vista inattesi. Malignamente, ho anche pensato ad un suo scopo ulteriore: le persone
che rispondono al quesito sono le stesse che un giorno compreranno queste
automobili, perché non cercare di comprendere a quali aspetti della
guida autonoma sono più sensibili e
prepararsi per il giorno in cui dette auto saranno pubblicizzate?
Forse anche questo elemento entra nell’equazione, ma tutto va
considerato durante lo sviluppo di un veicolo e della relativa
campagna pubblicitaria: un elevato punteggio ottenuto ai test Euro
NCAP è diventato qualcosa da indicare negli annunci, perciò un
mezzo più sicuro per l’utente
per la Casa può significare maggior successo commerciale.
Nessuno
di noi ha la lucida intenzione di diventare una cifra nelle
statistiche che citavo prima, ogni elemento
utile a perfezionare il
comportamento e la sicurezza delle auto è ben accetto.
Il
software di
un veicolo autonomo,
incapace
di distrazione o stanchezza, potrà
significare molto in termini di riduzione del numero di incidenti:
sarà
programmato secondo una logica forse non perfetta, ma costantemente
seguita, al contrario di quanto spesso avviene con il comportamento
umano nei confronti delle leggi: ho
viaggiato con tassisti (e anche con alcuni conoscenti) che hanno più
o meno consapevolmente messo a repentaglio la mia sicurezza.
Immagino
che difficilmente
un’auto autonoma si troverà nella condizione di dover
compiere scelte così estreme, ma se si verificasse il caso vorrei
ancora trovarmi a bordo?
La
risposta, per
il momento, rimane un sì.



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